
Manca solo l’ufficialità, ma si ha come l’impressione che i palinsesti che la Rai presenterà il prossimo 27 giugno presso il Centro di Produzione di Napoli siano i titoli di coda a un vespaio di polemiche montate per certe scelte piuttosto discutibili che la TV di Stato si appresta a varare. I dissapori che puntualmente si registrano in estate dalle parti di Viale Mazzini sono una costante. Ma stavolta i mal di pancia appaiono fondati. Le incongruenze non sono poche e tra le più eloquenti registriamo quella che riguarda Agorà Weekend. Il programma di RaiTre è stato cancellato, senza appello e senza alcun motivo, almeno in apparenza.
Eppure lo spin-off di Agorà realizzava uno share oscillante in media dal 4 al 5%, con punte anche del 6%. Dunque ben al di sopra della soglia d’allerta del 3% stabilita dall’azienda. Si dilaterebbe, per questo, con ogni probabilità, lo spazio di Mi manda RaiTre e il bravo Federico Ruffo sarebbe in onda già alle 8,00, sia del sabato che della domenica. Chiude anche Petrolio di Duilio Gianmaria. Stessa sorte è toccata a Giorgio Zanchini e al suo “Rebus” domenicale. Senza parlare di Luisella Costamagna (Tango) e Monica Setta (Generazione Z). Fuori entrambe senza esitazioni.
Ci sono poi due casi a parte. Sono quelli di Report e Presadiretta. L’ipotesi più accreditata è quella di ridurre il numero delle puntate a entrambe le trasmissioni. A Sigfrido Ranucci verrebbero sottratte ben quattro serate. Riccardo Iacona rinuncerebbe a due puntate. E qui il disappunto aumenta a dismisura e anche a giusta ragione. Coinvolti anche i telespettatori, apparsi piuttosto smarriti già dai primi rumors. Difficile non essere d’accordo se pensiamo che il giornalismo d’inchiesta, fil-rouge che accomuna tutti e due i programmi, ancora una volta appare poco gradito e i “personaggi” che lo propongono più o meno scomodi.
Chi manifesta una “forte preoccupazione” in merito è l’Usigrai che non esita a definire “impoverita” l’informazione pubblica. Il sindacato dei giornalisti lamenta, tra l’altro, la scarsa coerenza con la linea editoriale dell’azienda (ci si riferisce all’arrivo di nuovi professionisti esterni e al “siluramento” di quelli interni, alcuni dei quali conduttori proprio dei programmi tagliati). “Chi sta lavorando per La7?” Se lo chiede in una nota ufficiale Roberto Natale, del cda Rai.
È fuori dubbio, aggiungiamo per chiudere, che ormai da troppi anni “Viale Mazzini” si lascia sfuggire giornalisti, e non solo, che vanno a rinforzare i diretti competitor. E pensare che non più tardi dello scorso febbraio, a proposito di RaiTre, senza alcun dubbio la più danneggiata, un CDA della TV pubblica auspicava un recupero di identità della rete che più di tutte fa informazione.